la voce umana

 

 

 

di Jean Cocteau 

regia di Andrea Novicov

con Cristina Zamboni

video e suono Roberto Mucchiut

scena Bettina Colombo

costumi Laura Pennisi

luci Andrea Borzatta

 

con il sostegno di Cantone Ticino/Swisslos, Pro Helvetia, Ernst Goehner, Citta' di Lugano.

 

"Ho fatto un sogno, ho sognato la realtà. Mi sono svegliata di soprassalto felice che fosse un sogno, ma quando mi sono resa conto che era tutto vero, che ero sola e che non avevo la mia testa sul tuo collo e sulla tua spalla, ho sentito che non potevo, che non potevo vivere".

 

Una piccola pedana di velluto rosso, decentrata, sul fondo della scena. Un’attrice quasi immobile costretta nel piccolo spazio della pedana e  sovrastata da un bosco di 22 schermi, agisce come in un asfittico palcoscenico della vita. Cocteau scrive “La voce umana” nel 1930, una comunissima e banalissima storia di un abbandono d’amore vissuto da una “vittima mediocre, completamente innamorata”, come scrive lo stesso Cocteau. Solo apparentemente, comunissima e banalissima, perché c’è qualcosa di bello e sublime in un dolore tanto noto e che tutti abbiamo vissuto, stando ora da una parte e ora dall’altra del muro di dolore che si vive, sempre, nell'esperienza dell'abbandono.

Ci siamo chiesti se fosse possibile in un tempo attraversato da tragedie collettive, parlare della sofferenza di un singolo individuo.

Una parola ci è stata guida e ispirazione: RESILIENZA. Riproporre un testo degli anni '30 cercando di sfuggire alle trappole del melodramma, indicando per la protagonista (e per noi) una seconda strada lungo la quale è possibile non essere affatto vittima, e sentire che tutto quello di cui abbiamo bisogno è bellezza, poesia, vita senza manierismi, non filtrata. Di verità.

Abbiamo scelto di far parlare la voce, la voce umana, la voce del nostro essere umani, al di là di ogni difficoltà.

Per poter risplendere, rinascere, risorgere, rivivere.

 

 

Durata dello spettacolo: 50 minuti.